Psicologia Giuridica: recensione del manuale “La perizia nei casi di abusi sessuali sui minori. Guida pratica”

Sono ormai passati più di 15 anni dall’entrata in vigore della legge n. 66/1996 che ha introdotto norme specifiche in tema di abusi sessuali su minori, in particolare la modalità dell’ascolto protetto al fine di raccogliere una buona testimonianza, tutelando il minore. Durante questi anni tanto è stato dibattuto e tanto è stato scritto per cercare di creare una metodologia riconosciuta e utilizzata dai vari esperti che si trovino coinvolti in questo genere di casi. La Carta di Noto (tre versioni), il Protocollo di Venezia, le linee guida SINPIA, le recenti Linee Guida Nazionali (novembre 2010), le linee guida stilate dall’Unicef (2012), hanno tentato di fissare dei “paletti” e, probabilmente, colmare vuoti normativi e procedurali che talvolta disorientano i professionisti, favorendo il libero arbitrio dei vari esperti.

Psicologia Giuridica: recensione del manuale "La perizia nei casi di abusi sessuali sui minori. Guida pratica"Così, nell’articolo di oggi, vorrei parlarvi di un vero e proprio “must” per psicologi clinici e psicoterapeuti. Il manuale “La perizia nei casi di abusi sessuali sui minori. Guida pratica” (scritto da Maria Claudia Biscione  e  Marco Pingitore, edizioni Franco Angeli) è stato ideato e sviluppato con l’obiettivo di divulgare prassi e metodologie accreditate ormai a livello internazionale, al fine di favorire sempre più un linguaggio comune e soprattutto un’ottica scientifica e culturale da condividere con tutte le professionalità che lavorano in questo ambito. Ancora troppi, infatti, sono gli errori procedurali che portano avanti denunce infondate all’interno delle aule giudiziarie (ormai un fenomeno e problema sociale rilevante), in cui il diritto del minore e dell’adulto al giusto processo vengono calpestati, spesso irrimediabilmente, da esiti disastrosi sia sul piano psicologico che, ovviamente, processuale.

I casi di cronaca che riempiono i nostri giornali e i nostri tribunali, sovente evidenziano lacune clamorose e troppe “scuole di pensiero” in merito alle dichiarazioni infantili; ancora è frequente l’incapacità di valutare il minore vittima testimone come una “scena del crimine” delicata che necessita di un’attenzione straordinaria negli esami che si effettuano e negli interventi specialistici e non, che si attuano. Il rischio di vittimizzazione secondaria dovuto ai frequenti ascolti, ai ripetuti interrogatori, ai tempi spesso lunghissimi procedurali e ai numerosi interlocutori con cui il minore può venire in contatto, è ancora un rischio eccessivamente frequente i cui danni psicologici, a volte, sovrastano perfino il danno legato all’abuso stesso.

Il ruolo dell’esperto incaricato di fornire il suo contributo scientifico di supporto dovrebbe, ad oggi, essere un ruolo con caratteristiche di profilo tecnico specifiche. Gli strumenti utilizzati all’interno del lavoro peritale necessitano, quindi, di una metodologia di riferimento chiara ma soprattutto univoca, che protegga il minore e la sua testimonianza e il perito stesso nel suo lavoro, lasciando poco margine a libere interpretazioni basate su un intuito professionale e su un’esperienza clinica che in questo settore, seppur indiscutibilmente importante, non è comunque esaustiva delle competenze forensi necessarie per effettuare tali indagini.

Oramai dovrebbe essere ormai evidente per tutti coloro che operano in questo delicato campo, che un’ottica falsificazionista nel vagliare le proprie ipotesi, tecniche di intervista standardizzate, strumenti psicodiagnostici da usare come supporto ma non certo come rilevatori di verità, ma soprattutto una significativa conoscenza del funzionamento della memoria infantile e dei suoi criteri di suggestionabilità, sono elementi indiscutibili per poter svolgere con correttezza e professionalità tale ruolo.

Facilitare la rievocazione del ricordo, minimizzare le contaminazioni, massimizzare l’accuratezza dei dettagli forniti dal minore, diminuire i possibili effetti traumatici dell’intervento sul minore e, ovviamente, preservare l’integrità del processo investigativo, tutti fattori a cui il perito è chiamato a rispondere, non possono pertanto prescindere da una specifica formazione scientifica e dalle suddette competenze evidenziate.

In un manuale che tratta l’abuso sessuale e che ha l’obiettivo di fornire utili indicazioni su come affrontare tale argomento così complesso per i professionisti che ci lavorano, non poteva mancare, infine, una parte dedicata ai minori sex offenders. Tale fenomeno, infatti, se da un punto di vista scientifico risulta relativamente nuovo in Italia, da un punto di vista sociale appare un fenomeno ormai significativo, largamente diffuso e sempre più preoccupante.

Gli studi sono quasi sempre concentrati sull’abuso sessuale perpetrato su minori a danno di adulti, quasi mai si tratta l’abuso messo in atto da individui minorenni. Si ritiene utile, quindi, all’interno di questo libro, affrontare l’argomento per spiegarne le caratteristiche e incidenze psicologiche e sociali, facendo anche dei cenni ai possibili interventi preventivi e trattamentali per diminuire il fenomeno della recidiva.

Insomma, si tratta di un manuale molto utile ed interessante sia per le perizie nei casi di presunti abusi sessuali a danno di minori, sia per chi si vuole avventurare nell’affascinante e complesso mondo della psicologia giuridica, ma anche per i professionisti del settore che desiderano tenersi aggiornati e confrontarsi con le prassi più diffuse in tema di consulenza tecnica. Il manuale tratta sia la parte normativa che la descrizione della metodologia più accreditata e, ormai condivisa a livello scientifico, per effettuare una perizia adeguata ed una corretta raccolta della testimonianza del minore presunta vittima di abuso sessuale. L’appendice, inoltre, contiene la trascrizione dell’ascolto di una minore commentato frase per frase.

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